Calatrava, il ponte divarica le rive



 

Conclusa la relazione dell’esperto, il professor Majowiecki, chiamato dal Comune di Venezia. Servirà manutenzione costosa e costante, opera in prognosi riservata

 


VENEZIA — Promosso dai 22 mila pedoni che ogni giorno lo attraversano, bocciato dagli esperti. A 15 anni dal primo via libera e a tre anni dall’inaugurazione, alla querelle sul ponte sul Canal Grande di Calatrava si aggiunge un altro capitolo polemico. «Un ponte in prognosi riservata» lo definisce l’ultimo esperto a cui si è affidato il Comune di Venezia. I suoi mali? Un’arcata troppo bassa, fondazioni troppo sollecitate, un numero così elevato di tentativi, non risolutivi, di risolvere il problema dell’eccessiva spinta sulle rive che si allontanano (si parla di millimetri) da far usare l’espressione «accanimento terapeutico». La prognosi — con la necessità di continui controlli e manutenzioni — messa nero su bianco nel collaudo che ne ha permesso l’apertura nel 2008, rimane riservata. Le conseguenze? «Un’onerosa eredità manutentiva per la pubblica amministrazione che non trova riscontro in alcun ponte di Venezia».


E’ questa la conclusione a cui arriva nel suo studio il professore di ingegneria bolognese Massimo Majowiecki chiamato a inizio 2010 dall’ex giunta Cacciari a rispondere alle contestazioni dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Di fronte a tanti problemi, l'attuale giunta di Venezia ha messo in dubbio anche la validità del collaudo «condizionato» del professor Enzo Siviero (è valido un collaudo condizionato? si chiede Ca’ Farsetti), negando il pagamento del saldo di 96 mila euro. Sollecitata dall’Autorità di vigilanza, Ca’ Farsetti ha presentato ricorso in tribunale per accertare le eventuali responsabilità del progettista, l’archistar Santiago Calatrava, e se i giudici riconosceranno colpe, per l’amministrazione, anche il collaudatore dovrà risponderne. Al Comune rimane una patata a dir poco bollente: il ponte continua a spostarsi quale «logica e diretta conseguenza di un errore concettuale nella progettazione preliminare, esecutiva e nella costruzione dell’opera », si legge nella relazione dell’ingegner Majowiecki consegnata al Comune poche settimane fa. «Gli spostamenti sono entro i limiti», garantiscono a Ca’ Farsetti. Quali però siano i limiti superati non si sa, perchè non sembra ci siano monitoraggi recenti. Il collaudatore (le cui osservazioni del 2008 sono simili a quelle dell’ultimo esperto) aveva segnalato che uno slittamento dentro i 50 millimetri sarebbe stato facilmente risolvibile con i martinetti idraulici (cosa avvenuta nel 2009).

 

 

Di certo c’è il fatto che Ca’ Farsetti sta valutando la soluzione di tiranti d’ancoraggio nelle fondazioni, come suggerito nella relazione geologica e geotecnica in caso di superamento dei limiti massimi, che appunto sono 50 millimetri. Sarebbe la soluzione definitiva? Secondo la relazione del professor Majowiecki no. Il danno è infatti a monte: l’arcata artistica del ponte è troppo bassa (ha un'inclinazione del 5,2 per cento contro il 12-33 standard), spinge sulle fondazioni provocando spostamenti orizzontali, rotazioni e pressione ai giunti. Tutti vizi di progettazione che oggi sarebbero irrimediabili. Eppure nel 2001, sottolinea il professore, l’ingegnere Giuseppe Creazza, consulente di Calatrava, aveva suggerito la soluzione: realizzare un collegamento in micro tunnel tra fondazioni per eliminare la spinta. Quella soluzione non fu accolta e «Creazza giustamente si dimise», ricorda lo studio. Le conclusioni del professor Majowiecki sono dure: parla di «incertezza decisionale» e di «un insuccesso rilevante sul piano dell’efficienza strutturale ». Come soluzione propone lo «spessoramento» delle fondazioni. L’ingegnere non rinuncia in finale a una critica alla «moda» dell’architettura moderna di sacrificare le leggi della fisica all’effetto scultoreo: «La volontà del progettista di ignorare l’insegnamento di preesistenti realtà nello stesso ambito costruttivo comporta un’oggettiva responsabilità». Difficile poi che chi deve collaudare l’opera di una archistar non subisca il peso di un’eccessiva riverenza.


 

 

Gloria Bertasi

 


 

18 luglio 2011

 

FONTE: http://corrieredelveneto.corriere.it

 

 

 

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