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| Grandine sul Collio oltre dieci milioni di danni |
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La Coldiretti: «Situazione drammatica, le conseguenze dureranno anni». Partono le richieste per il riconoscimento dello stato di calamità
GORIZIA. Da 10 milioni di euro in su. Questo il bilancio dei danni della grandinata record che si è abbattuta venerdì notte sull’Isontino devastando i vigneti del Collio e mettendo in ginocchio il settore vinicolo locale che dovrà far fronte a un calo drastico nella produzione dei vini bianchi, vanto dell’enologia regionale. Ieri è proseguita la conta dei danni, stime preliminari alle quali si sostituiranno entro metà settimana le valutazioni definitive. Ma la gravità della situazione è già più che evidente: sono stati compromessi quasi 400 ettari, vale a dire un sesto della superficie coltivata a vigneto nel Collio. In molti casi la grandine ha distrutto il 100 % dell’uva bianca compromettendo anche i tralci.
Nelle località cormonesi di Zegla e Plessiva 8 vigneti su 10 sono stati distrutti. Nella maggior parte dei casi si tratta di danni irreversibili, il tutto proprio a un mese dall’inizio della vendemmia che quest’anno si annunciava ottimale dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Un dramma umano ed economico per tantissimi viticoltori e vignaioli isontini: le ripercussioni sulla produzione dei celebrati vini bianchi del Collio, noti e apprezzati in tutto il mondo, rischiano di essere pesantissime e di protrarsi anche oltre le annate 2011 e 2012. I Comuni dell’Isontino colpiti dalla devastante grandinata presenteranno ufficialmente da oggi la richiesta per il riconoscimento dello stato di calamità alla Regione, di concerto con la Coldiretti.
Da domani, in previsione del ritorno del sole, potranno cominciare i sopralluoghi degli ispettori per la valutazione definitiva dei danni (le viti devono infatti essere asciutte per consentire un esame accurato). Contestualmente cominceranno anche gli interventi per “salvare il salvabile”: trattamenti a tappeto per cicatrizzare i vigneti “feriti” dalla grandine nelle zone ormai compromesse, in modo da bloccare la marcescenza, e applicazioni più blande per conservare la produzione nei filari in cui i danni non hanno superato il 30%. Il problema è che migliaia di piante sono rimaste senza foglie, indispensabili per il processo di fotosintesi, e quindi l’uva è destinata a crescere acerba. Sono trattamenti indispensabili quanto costosi che graveranno sui bilanci delle aziende vitivinicole già in ginocchio per i danni subiti. Ieri il presidente provinciale della Coldiretti Antonio Bressan ha fatto il punto della situazione con i colleghi delle zone di Cormons e Dolegna colpiti dalla calamità e lo scenario emerso è stato impressionante: «E’un dramma – ha sottolineato Bressan – a Cormons e Dolegna molti vigneti sono “tabula rasa”, completamente distrutti. Ci vorranno anni per superare un colpo così duro. A questo punto non possiamo prescindere da un aiuto finanziario. Se la Regione è disponibile deve fare presto, la situazione è gravissima».
25 luglio 2011
FONTE: http://messaggeroveneto.gelocal.it
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