Razzia alla Silmav Rubate 55 tonnellate di profilati di rame

 

 

Il materiale è stato nascosto in un’azienda padovana Identificata la banda, coppia denunciata per ricettazione.



 

 

CASTELFRANCO. Hanno saccheggiato la Silmav con la sicurezza di chi sapeva di poter fare il colpo grosso e la sfrontatezza di chi era arrivato con due autoarticolati al seguito. Un furto clamoroso: quasi 55 tonnellate di profilati di rame (valore stimato in circa 500 mila euro) trafugati nell’arco di una notte, tra il 12 e il 13 marzo scorso. Ma soprattutto una sfida.


A lanciarla, secondo i risultati dell’indagine condotta dai carabinieri di Castelfranco e dal nucleo radiomobile, un gruppo organizzato di cinque persone marito e moglie residenti a Villa Del Conte (Padova), lui camionista, lei casalinga, entrambi cinquantenni; un altro cinquantenne, pluripregiudicato e noto per i suoi agganci criminali; due sloveni di 36 e 38 anni.


Obiettivo del maxi colpo solo e unicamente il rame, che venne caricato e trasportato in un luogo sicuro «in attesa che si calmassero le acque» come dicono i carabinieri. Il luogo scelto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, fu proprio il capannone in provincia di Padova, proprietà del camionista (P.T., 45 anni) e della moglie (V.F. di 50 anni). Lì le 55 tonnellate di rame sono rimaste per almeno un mese. Poi è partito il primo carico. Direzione? I paesi dell’est Europa, gli stessi dov’era diretto l’autoarticolato intercettato due giorni fa dalla polizia slovena allertata dai carabinieri di Castelfranco.


Il mezzo, caricato con 22 mila chili di rame, è stato fermato alla frontiera dopo essere stato avvistato in uno dei varchi dell’A4. Nessuna traccia invece del carico che doveva averlo preceduto a metà aprile circa.


Con il rame in mano (o almeno la metà di quello trafugato), i carabinieri hanno iniziato a percorrere a ritroso il viaggio del Tir arrivando (venerdì all’alba) a perquisire il capannone di villa Del Conte. Lì, marito e moglie hanno fatto finta di non sapere nulla, ma da una successiva e accuratissima perquisizione del capannone i carabinieri sono riusciti a portare alla luce le targhette che contraddistinguevano i profilati rubati alla ditta di Castelfranco.


Colpito, affondato. Formalizzare la denuncia per ricettazione è stata solo questione di burocrazia. Nel mirino dei carabinieri tutti e cinque i presunti componenti della banda verso i quali ora l’indagine no è finita. «Stiamo valutando anche la possibilità di iscriverli nel registro degli indagati con l’accusa di organizzazione a delinquere», spiega il capitano dei carabinieri di Castelfranco Salvatore Gibilisco. Il capitolo quindi non è chiuso.

 

 

 


 

Federico de Wolanski

 

27 maggio 2012

 

 

 

 

 

 

FONTE: http://tribunatreviso.gelocal.it

 

 

 

 

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